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Pubblicazioni tecniche


In questa sezione è possibile consultare alcuni articoli tecnici a mia firma su argomenti diversi e scaricare report inediti di eventi alluvionali rilevati e documentati in forma esclusiva dal sottoscritto, relativi a fenomeni avvenuti nel periodo 2008-2010 su aree circoscritte del Basso Monferrato o della piana Vercellese o Cuneese, ma con effetti di una certa importanza;

l'uso di tali dati, a norma delle leggi sulla proprietà intellettuale, è consentito previa citazione delle fonti.
 

Marco Novo

Evento 1-7-2008 Moncalvo

Evento Frazione S. Giovanni Moncalvo

Evento 2-4-2009 Moretta

Report Evento Varaita
Planimetria evento Varaita

Evento 19-6-2010 Odalengo G.

Report evento Rio della Valle
Planimetria evento

Evento 14-8-2010 Crescentino

Relazione evento
Planimetria evento

Evoluzione del Po

Alluvioni e pulizia dei fiumi (18 novembre 2011)
L'articolo con taglio divulgativo, riassume alcune considerazioni sulle evidenze morfologiche delle tendenze evolutive attuali del fiume Po tra Chivasso e Crescentino. Stralci dello stesso sono confluiti in un articolo pubblicato dal settimanale locale La Periferia di Chivasso.

L'articolo
Stralcio de "La Periferia"

Cat. di sottosuolo sismico S2

CATEGORIE DI SOTTOSUOLO DELLE NTC 2008


L’attribuzione della categoria di sottosuolo ai fini sismici di cui al punto 3.2.2 delle NTC 2008 è una procedura tutt’altro che scontata e lineare, dal momento che la norma produce sull’argomento dubbi e incertezze interpretative, tali da provocare un acceso dibattito in Italia tra i diversi professionisti (strutturisti, geotecnici, geologi). Provo allora a sintetizzare le mie riflessioni in merito, nella consapevolezza che soltanto modifiche al testo normativo o precisazioni tramite circolare esplicativa, potrebbero chiarire in modo risolutivo la materia. Innanzitutto va tenuto presente che l’utilizzo delle categorie di sottosuolo (da A a E) basato sulla misura  della Vs30 (velocità equivalente delle onde di taglio nei primi 30 metri di profondità) è un approccio semplificato di analisi dell’amplificazione stratigrafica dell’azione sismica, al quale si può ricorrere soltanto in presenza di:
a) spessori superiori a 30 m di rocce e terreni omogenei con proprietà meccaniche (e quindi Vs = velocità delle onde di taglio) gradualmente crescenti con la profondità - (categorie A, B, C e D);
b) spessori non superiori a 20 m di terreni di tipo C o D su bedrock sismico (Vs > 800 m/s) - (categoria E) .
Per ciò che concerne il punto a) tutto parrebbe chiaro, con categorie di sottosuolo che identificano non singoli strati, ma un contesto complessivo dei primi 30 m contraddistinto da un parametro di sintesi mediato (la velocità equivalente). La categoria E provoca il primo dubbio interpretativo, facendo venir meno questa certezza, dal momento che pare indicare le categorie C e D non come contesto, ma come sismo-strati di caratteristiche definite e di spessore fino a 20 m.
Prendiamo ad esempio un sito con uno strato superficiale con Vs = 350 m/s sino a 20 m di profondità, sovrastante un bedrock sismico Vs = 1200 m/s. Se in un contesto del genere si valutasse la Vs30 si otterrebbe un valore di 459 m/s corrispondente ad un profilo di tipo B, al posto di una più corretta attribuzione alla categoria E.
L’interpretazione più coerente è allora quella di considerare la definizione originale della categoria E
“Terreni dei sottosuoli di tipo C o D per spessore non superiore a 20 m, posti sul substrato di riferimento (con Vs > 800 m/s)”
come fosse scritta così      
“Terreni con Vs < 360 m/s per spessore non superiore a 20 m, posti sul substrato di riferimento (con Vs > 800 m/s)”.
Anche l’attribuzione della categoria S2 alimenta qualche incertezza. In generale, molti professionisti utilizzano in modo esclusivo il metodo semplificato e sono propensi a considerare la categoria S2 come classe residuale, senza comprendere bene in quali casi scatta l’esigenza di farvi ricorso.   
Nella realtà si ricade molto spesso nella situazione di brusche variazioni di Vs o di inversioni di velocità (presenza di strati sottostanti caratterizzati da velocità minore di quelli sovrastanti), che richiedono di classificare in S2, dovendo poi procedere ad una specifica analisi di risposta sismica locale per la definizione dell’azione sismica di progetto.
Nell’ambito della Regione Toscana, le pratiche autorizzative gestite dalle strutture sismiche regionali, indicano situazioni ricadenti in S2 nel 60% dei casi in valutazione.
Anche in Piemonte vi sono molteplici contesti geologici nei quali attendersi la categoria S2, ad esempio in corrispondenza di fondovalli alluvionali e sbocchi vallivi in area alpina, collinare od appenninica, oppure su terrazzi alluvionali, su depositi fluvio-glaciali o su accumuli di paleofrane con  spessore di depositi inferiore a 30 metri. In figura 1 vengono riportati diagrammi sintetici delle possibili attribuzioni di categoria di sottosuolo in funzione delle variazioni di velocità Vs e spessori dei sismo-strati, rappresentativi di differenti contesti geologici (che vanno letti come diagrammi e non come sezioni geologiche, prevedendone cioè l’applicazione in contesti sismici caratterizzati da un modello uni-dimensionale, con strati orizzontali pian-paralleli); nel diagramma del caso 1 ad esempio, viene valutata, per un modello a 2 strati, la variazione di attribuzione di categoria di sottosuolo sismico in funzione della variazione di profondità del bedrock sismico (da affiorante alla soggiacenza di 40 m).

In estrema sintesi, al fine di attuare una procedura corretta si dovrebbero prevedere i seguenti steps di valutazione:
a) verificato che è utilizzabile un modello uni-dimensionale, ricostruire preventivamente l’assetto sismo-stratigrafico del sito, con la definizione del profilo di velocità delle Vs almeno fino a 30 metri di profondità (raggruppamento di singoli strati sulla base delle relative velocità delle onde di taglio);
b) solo a seguito di tale determinazione, decidere se è possibile fare riferimento alla procedura semplificata e all’attribuzione delle categorie di sottosuolo da A ad E;
c) in caso contrario impiegare la categoria S2 e procedere ad un’analisi di risposta simica locale. Le conclusioni di tale analisi potrebbero comunque comportare che uno degli spettri definiti per una categoria di approccio semplificato potrebbe essere sufficiente a costituire “l’inviluppo” degli accelerogrammi amplificati e quindi a caratterizzare l’azione sismica, oppure che sia necessario costruire uno spettro di risposta specifico per il caso considerato.

 

Marco Novo - Geologo Studio Pro.Gea
Febbraio 2012

Eventi sismici in Piemonte

Categorie di sottosuolo NTC 2008

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